Dusan Vlahovic, l'arciere prescelto
DUSAN VLAHOVIC: TRA I MIGLIORI 2000 DELLA SERIE A
A cura di: Il Calciatore Professionista

Parlare di giovani è sempre difficile, soprattutto nel campionato italiano, sebbene negli ultimi tempi molte stelle nascenti siano sbocciate. Se è pur vero che in Italia vi sia troppo attendismo nel lanciare nella mischia ragazzi a malapena ventenni e si preferisca aspettare il momento giusto, d'altro canto, spesso si rischia di sopravvalutare calciatori bravi ma non fenomenali e di bruciare qualità e atletismo poco allenati nel giusto modo. L'attualità calcistica italiana però lascia alla cronaca la crescita e lo sviluppo mentale, tecnico e fisico di un ragazzo del 2000 in maglia viola, portatore di valori positivi non solo sul rettangolo verde ma anche, se non soprattutto, nel processo di evoluzione del suo status. E allora, gentili lettori e lettrici, oggi non possiamo pensare all'exploit del signor Dusan Vlahovic, l'arciere prescelto.
GENESI DI UN ATTACCANTE MODERNO: TEMPO E SPAZIO GIUSTI
Il serbo in forza alla Fiorentina "nasce" calcisticamente nel Partizan Belgrado; la Serbia, d'altronde, è una delle culle più dolci del mondo del pallone, nido di prelibata fattura per le giovani promesse di questo sport. Anche in questo caso, infatti, la geografia viene in aiuto alla nostra comprensione del giocatore, oltre che del ragazzo, che è timido, quasi "spaesato" anche quando gioca, ma ha colpi da talento puro sin dalla sua prima esperienza da professionista. "Un attaccante in grado di giocare come seconda punta, con un gran fiuto del goal e con importanti capacità tecniche e fisiche"; così recitano le varie schede e, probabilmente, il resoconto dei talent scout della Viola che decidono nel 2018 di portarlo in Italia e lo aggregano alla Primavera. Ecco, adesso prendiamo una macchina del tempo e andiamo avanti fino ad oggi, 18 marzo 2021, e leggiamo la classifica capocannonieri della Serie A; Vlahovic è il bomber della Fiorentina, con 12 reti, e tiene a galla i suoi compagni in lotta (incredibilmente, date le grandi qualità) per la salvezza. Data la nostra premessa, il contesto difficile e la grande concorrenza avuta negli ultimi tempi, la domanda sorge spontanea: come è possibile che il ragazzo nel giro di 24 mesi, o poco più, sia passato da "talentino" a vera e propria macchina da gol nella lega più difficile per gli attaccanti? Questo è il miracolo di Dusan Vlahovic, il vero e proprio pregio della Fiorentina, del ragazzo e degli allenatori che si sono succeduti in panchina, soprattutto dell'ultimo, attualmente in carica, Cesare Prandelli; questa, senza mezzi termini, è la gestione perfetta di un giovane. Perché sotto gli occhi della nostra navicella spaziale, il serbo ha avuto tempo e spazio giusti, è stato aspettato, è stato guidato, è stato accompagnato e poi, nell'ultima annata, è stato liberato da dubbi e da indirizzi tattici, per poter sprigionare la sua forza. Agli occhi dei più il periodo nella Primavera è sicuramente passato inosservato, dove comunque lo stesso centravanti ha saputo mantenere le aspettative e dove ha impressionato per la sua grande capacità realizzata abbinata ad un'armatura fisica non indifferente e, cosa più importante, ad una gestione del pallone sublime, sin da subito; riletta tra 100, potrebbe essere la genesi dell'attaccante moderno, come Haaland, per intenderci (e non è un caso che ad oggi siano i più ricercati per quel ruolo, il 9 puro). Ma proprio qui riconosciamo la grande mentalità del serbo, capace di scegliere e valorizzare i suoi punti di forza per il bene della squadra e grazie a questo è approdato in prima squadra lo scorso anno, dove ha fatto vedere solo in parte il talento che lo contraddistingue e che lo ha portato alle già citate 12 reti della stagione 2020/2021. Paragonato ad Ibra, per movenze e per "esuberanza", Vlahovic ha la grande dote di poter essere pericoloso non solo in area di rigore, ma anche al di fuori dei sedici metri, come testimonia la prodezza da fuori contro il Benevento, di poter dialogare coi compagni più "geniali" (come Frank Ribery) e di avere una discreta velocità; queste caratteristiche lo rendono uno dei prospetti più interessanti per il mercato estivo, dove, si dice, verrà acquistato da squadre di alto rango come Milan, Manchester United o Roma. Non possiamo più andare avanti nel tempo, non sapremo dove andrà a luglio, ma possiamo riconoscere i meriti di chi ha reso un baule pieno di speranze in una cometa splendente e, speriamo per il calcio, che illuminerà il cielo del mondo del calcio per molto, molto tempo.
LA CRESCITA IDEALE: I GIOVANI SI TRATTANO COSI'
Una chiosa finale, permettete, dobbiamo farla per lo staff di Prandelli e della Fiorentina tutta, che è stata la chioccia ideale per il ragazzo serbo. Dopo l'anno di cavalleria (Primavera), Vlahovic è stato inserito nel contesto dei più grandi nel modo migliore: è stato avvicinato al calcio, quello vero, nella misura ideale, perché ha conosciuto le stagioni che caratterizzano la vita da calciatore per tutta la carriera, quelle del sacrificio, della sofferenza, della gavetta, quando è stato fatto giocare esterno, quando è stato sostituito, quando è stato accantonato in favore del 3-5-2 di Montella, dove Chiesa e Ribery toglievano spazio al giovane attaccante, poi è stato valorizzato ed è stato coccolato, ha trovato il posto ideale, è stato abituato al lavoro della prima punta, nonostante la voglia e la freschezza che quell'età caratterizza le gesta di chiunque, è stato scelto ed è stato aspettato. Il risultato, d'altronde, non poteva essere diverso, perché spesso ci si dimentica di quanto il calcio sia una questione umana, nel vero senso della parola e che molti di questi protagonisti abbiano l'età di chi ancora studia, vive in casa dei propri genitori. I giovani non saranno mai un esubero, ma vanno sostenuti dando loro lezioni psicologiche, più che tattiche, per dare loro la via per il futuro, non quella più facile, ma quella più giusta. Dusan Vlahovic è la prova che anche in Italia, un paese per vecchi, chi merita può incidere da subito, è la prova, in sostanza, che il talento vince sempre, anche a vent'anni.